Io mare, io onda, io schiuma. Io mare, io onda, io pezzo di legno. Io mare, io onda, io carcassa di carne. Sbattuto, ribattuto, e attutito da correnti di pessima quantità contro questa roccia, scoglio, punta di diamante e sonnifero dopo lo scontro. E non c’è binario che mi diriga, che parta o che torni da quest’indeterminata, apparente, disarmonica, attraente destrutturazione di me stesso. Sento solo di avere l’opportunità di imparare dal sangue, e dalla cronica ricostruzione che le mie amate piastrine attuano ad atti neuronali inconsulti. Sento solo di essere stato riempito da acqua piovana in un momento di scarso smaltimento d’idrogeno. Sento solo di dovermi adeguare al filo d’Arianna, giacché il pensiero vola, la parola sorvola, la felicità suppone, e lo stare rimane.
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All'orizzonte mi scoglio
aletd
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Nero su neve
aletd
Giorni, minuti e secondi, a scaldare la poltrona. Piume e dannazione. Colazione e rossa sottoveste. E alla finestra nevica. Il mio respiro incontra il vetro freddo e ne crea un appannato specchio in cui non si riescono più a distinguere i contorni. La fantasia domina, la fantasia crea. Un pensiero parte nella corsia di destra ed uno a sinistra, a scansare il muro, riuscendo a trovare una serratura laterale ideale, liberandosi di camera e volontà. Dietro al vetro tre figure prendono forma, sputate in strada da una boccettina d’inchistro nero. Le vedo passeggiare sul marciapiede sotto la mia finestra; al centro la più piccola, attiva e saltellante, con le sue mani strette alle sue due parentesi. Girano l’angolo insieme, confondendosi come un puntino nero inghiottito nei fiocchi di neve, sempre più fitti. E la neve colora ora i miei vetri di bianco, come a chiedermi di disegnare; così, pennarello tra le dita, comincio a tracciare la mia strada.
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Son felice, a volte
aletd
Succede che ti compaia il sorriso, in un momento di vita discreta. Succede e basta, e questo, a volte, sconvolge. E’ quell’alta marea che arriva fino al labbro inferiore e che ti sussurra la sua potenza nell’atto di una luna più attrattiva. E quel labbro, in segno di resa ed insieme al cap(r)o superiore, si torce su se stesso indicando la via della serenità, alzandosi in fondo a sinistra.
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Definiscimi ::CRISI:: por favòr
aletd
Eccola. La senti arrivare quando ancora deve passare gli strati di peripersonalità. Si sguscia appena entrata dalle rughe d’abitudine per prepararsi ad arrampicare i tronchi d’ossa. Respira d’affanno sul tuo collo, lasciando fame alla cenere, lasciando pennellate di grigio su quadri in progressiva miopia. Lavora sullo sfondo, rubando sorrisi alla solidarietà degli amici e lavora senza sosta, cercando l’attimo per rubarti il battito. Era ora tu arrivassi facendo vedere il tuo volto scheletrico di morte e trasformazione; era ora tu arrivassi colando cera su pile di pensieri inutili. Penso di piacerti, sai?