Seduto in riva al lago vedevo i pontili, come lingue appoggiate a respirare, nella loro struttura solida e accogliente. Appoggiato ai sassi del bagnasciuga attendevo il passaggio delle stagioni ed i miei primi capelli bianchi. Nei giorni di sole vedevo coppie salire sui mille pontili vicini, il loro rimanere abbrabbaciati e delicati su un misterioso filo d’essere, ma nessuno, e dico proprio nessuno, oltrepassava la catena posta all’inizio del pontile di Cahliea. Era a pochi metri da dov’ero seduto, alla mia destra, ed era di un legno scuro, sapeva d’antico, avendo un che di magico nel suo gettarsi sull’acqua per un centinaio di metri. In merito al suo incomprensibile isolamento ero arrivato a pensare ad una qualche maledizione o ad un veto culturale, ma non c’era viso aggrottato quando la gente gli passava vicino; sembrava che le persone semplicemente non lo vedessero. Ma fu così che un giorno di primavera, attraverso una strana bassa marea, vidi tra i pali del pontile una figura seduta in riva al lago appoggiata ai sassi del bagnasciuga, quasi fosse la mia immagine riflessa in uno specchio; lei però, al contrario del mio viso caduto in un stupore evidente, mi osservava e sorrideva come in deja-vù mai visto. Un impulso travestito da istinto mi fece alzare, e lei si alzò.. l’uno di fronte all’altra, capelli neri sulle spalle e due occhi al gusto di favola. Il resto è solo immagine o forse sogno, con due mani e un abbraccio dipinto a cento metri dalla riva, sul pontile di Cahliea.