Seduto in riva al lago vedevo i pontili, come lingue appoggiate a respirare, nella loro struttura solida e accogliente. Appoggiato ai sassi del bagnasciuga attendevo il passaggio delle stagioni ed i miei primi capelli bianchi. Nei giorni di sole vedevo coppie salire sui mille pontili vicini, il loro rimanere abbrabbaciati e delicati su un misterioso filo d’essere, ma nessuno, e dico proprio nessuno, oltrepassava la catena posta all’inizio del pontile di Cahliea. Era a pochi metri da dov’ero seduto, alla mia destra, ed era di un legno scuro, sapeva d’antico, avendo un che di magico nel suo gettarsi sull’acqua per un centinaio di metri. In merito al suo incomprensibile isolamento ero arrivato a pensare ad una qualche maledizione o ad un veto culturale, ma non c’era viso aggrottato quando la gente gli passava vicino; sembrava che le persone semplicemente non lo vedessero. Ma fu così che un giorno di primavera, attraverso una strana bassa marea, vidi tra i pali del pontile una figura seduta in riva al lago appoggiata ai sassi del bagnasciuga, quasi fosse la mia immagine riflessa in uno specchio; lei però, al contrario del mio viso caduto in un stupore evidente, mi osservava e sorrideva come in deja-vù mai visto. Un impulso travestito da istinto mi fece alzare, e lei si alzò.. l’uno di fronte all’altra, capelli neri sulle spalle e due occhi al gusto di favola. Il resto è solo immagine o forse sogno, con due mani e un abbraccio dipinto a cento metri dalla riva, sul pontile di Cahliea.
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Sul pontile di Cahliea
aletd
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A ciascuno il parziale
aletd
Io, sempre pronto a proiettarmi come un agrume in una radice d’altri. Io, sempre curioso di poter essere il concepiente dell’immagine retinica altrui. Io, esteta del probabile incorporamento di soggetti di Matrioška. Edera e testimone, fungo e cialtrone. E se, per caso, qualcuno dicesse che questo lavoretto non sia in realtà affar mio si sbaglia. Come in effetti sbaglia il radicale convinto della potenziale ed assoluta comprensione dell’altro, in un quadro dove il chiunque non può diventare il chiunque altro. E nemmeno sospettare di poterlo prendere per mano, partendo da livelli inconsistenti, portandosi a conoscersi. Sorge quindi un impulso di noia; il mio posto è Altrove.
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All'orizzonte mi scoglio
aletd
Io mare, io onda, io schiuma. Io mare, io onda, io pezzo di legno. Io mare, io onda, io carcassa di carne. Sbattuto, ribattuto, e attutito da correnti di pessima quantità contro questa roccia, scoglio, punta di diamante e sonnifero dopo lo scontro. E non c’è binario che mi diriga, che parta o che torni da quest’indeterminata, apparente, disarmonica, attraente destrutturazione di me stesso. Sento solo di avere l’opportunità di imparare dal sangue, e dalla cronica ricostruzione che le mie amate piastrine attuano ad atti neuronali inconsulti. Sento solo di essere stato riempito da acqua piovana in un momento di scarso smaltimento d’idrogeno. Sento solo di dovermi adeguare al filo d’Arianna, giacché il pensiero vola, la parola sorvola, la felicità suppone, e lo stare rimane.
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Metafora al potere della Storia
aletd
Qualche secolo fa lo sguardo della luna era un cero ecclesiale. Ora si avvicina al faro nella notte, in una trasformazione da sentiero senza sorgente e senza vizio alcuno. Che sia quindi la storia, portatrice della solita manciata di esperienze, a dirigere la nostra apertura superficiale al significato? Ma è storia anche il racconto traumatico di un rifugiato, o l’espressione idiomatica di un Siamese incazzato. E’ storia, e quindi traghettatrice di continuità e di metaforico destino, nell’intarsio dello stravagante disegno sulla vestaglia di Lei.
E’ ora del tè.