Giorni, minuti e secondi, a scaldare la poltrona. Piume e dannazione. Colazione e rossa sottoveste. E alla finestra nevica. Il mio respiro incontra il vetro freddo e ne crea un appannato specchio in cui non si riescono più a distinguere i contorni. La fantasia domina, la fantasia crea. Un pensiero parte nella corsia di destra ed uno a sinistra, a scansare il muro, riuscendo a trovare una serratura laterale ideale, liberandosi di camera e volontà. Dietro al vetro tre figure prendono forma, sputate in strada da una boccettina d’inchistro nero. Le vedo passeggiare sul marciapiede sotto la mia finestra; al centro la più piccola, attiva e saltellante, con le sue mani strette alle sue due parentesi. Girano l’angolo insieme, confondendosi come un puntino nero inghiottito nei fiocchi di neve, sempre più fitti. E la neve colora ora i miei vetri di bianco, come a chiedermi di disegnare; così, pennarello tra le dita, comincio a tracciare la mia strada.