Non c’è gusto nel definire i limiti delle parole e non c’è gusto nel portare legna da ardere vicino ad un falò che è ormai abitudine. Non c’è gusto, ma è così irrimediabilmente semplice. La dicotomia dei significati e l’inespressività della monotonia. Ti presto allora, amico mio, un po’ di sale e un po’ di pepe, per condirti un saluto irrispettoso a chiunque voglia incatenare il tuo essere alla terraferma. Ti presto allora, amico mio, un’ombra dai contorni di nuvola, per tornare a spiegare le tue ali agli orizzonti lontani che, a matita, mi disegni sul petto, in una cordiale gradazione di grigio. E così sarà la fine, parola indispettita dal suo monouso da terminator. E ora, basta che te ne vai, amico mio, perchè ne ho davvero i coglioni pieni.
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La parola Fine è l'inizio di un Viaggio
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