Era differente da tutti gli altri da quando era bambino. Un’infanzia passata a sorridere nella speranza di veder sorridere gli occhi di chi lo guardava. Una patetica coerenza sociale, ché nutrire l’anima di speranza crepa il cuore. La carovana intanto procedeva, portandolo sotto cascate di coriandoli d’alloro; le giornate scorrevano come onde nel loro perpetuo moto da spiaggia. Ed il bambino cresceva; talvolta si nascondeva ai curiosi ad asciugare i suoi pensieri in condensa, provando la strana sensazione di non trovare la chiave per aprirli. Era come se fosse rinchiuso in un doppio vetro, tra se stesso ed il mondo; anello del niente. Nel frattempo arrivava il tempo del senso, del sesso e del non senso. Arrivava il tempo del poco, del troppo e del mai. E sottobraccio passeggiava con la virtualità di un’espressione. Si confidava con le piccole cose che lo rendevano felice, nel toccare l’ancora di una nave mai immaginata mentre l’Anoiana pila di dubbi era quasi risolta. Il gusto di vivere era sotto la sua lingua, sempre umida di idee. Ma forse non era abbastanza. Non era mai abbastanza. Era il 3.3.1924. Si tuffò in un buco nero ché tanto gli sembrava l’uscita del mondo.
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Epitafio di "diffelicità"
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