Io, sempre pronto a proiettarmi come un agrume in una radice d’altri. Io, sempre curioso di poter essere il concepiente dell’immagine retinica altrui. Io, esteta del probabile incorporamento di soggetti di Matrioška. Edera e testimone, fungo e cialtrone. E se, per caso, qualcuno dicesse che questo lavoretto non sia in realtà affar mio si sbaglia. Come in effetti sbaglia il radicale convinto della potenziale ed assoluta comprensione dell’altro, in un quadro dove il chiunque non può diventare il chiunque altro. E nemmeno sospettare di poterlo prendere per mano, partendo da livelli inconsistenti, portandosi a conoscersi. Sorge quindi un impulso di noia; il mio posto è Altrove.
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A ciascuno il parziale
aletd
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All'orizzonte mi scoglio
aletd
Io mare, io onda, io schiuma. Io mare, io onda, io pezzo di legno. Io mare, io onda, io carcassa di carne. Sbattuto, ribattuto, e attutito da correnti di pessima quantità contro questa roccia, scoglio, punta di diamante e sonnifero dopo lo scontro. E non c’è binario che mi diriga, che parta o che torni da quest’indeterminata, apparente, disarmonica, attraente destrutturazione di me stesso. Sento solo di avere l’opportunità di imparare dal sangue, e dalla cronica ricostruzione che le mie amate piastrine attuano ad atti neuronali inconsulti. Sento solo di essere stato riempito da acqua piovana in un momento di scarso smaltimento d’idrogeno. Sento solo di dovermi adeguare al filo d’Arianna, giacché il pensiero vola, la parola sorvola, la felicità suppone, e lo stare rimane.
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Metafora al potere della Storia
aletd
Qualche secolo fa lo sguardo della luna era un cero ecclesiale. Ora si avvicina al faro nella notte, in una trasformazione da sentiero senza sorgente e senza vizio alcuno. Che sia quindi la storia, portatrice della solita manciata di esperienze, a dirigere la nostra apertura superficiale al significato? Ma è storia anche il racconto traumatico di un rifugiato, o l’espressione idiomatica di un Siamese incazzato. E’ storia, e quindi traghettatrice di continuità e di metaforico destino, nell’intarsio dello stravagante disegno sulla vestaglia di Lei.
E’ ora del tè.
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Nero su neve
aletd
Giorni, minuti e secondi, a scaldare la poltrona. Piume e dannazione. Colazione e rossa sottoveste. E alla finestra nevica. Il mio respiro incontra il vetro freddo e ne crea un appannato specchio in cui non si riescono più a distinguere i contorni. La fantasia domina, la fantasia crea. Un pensiero parte nella corsia di destra ed uno a sinistra, a scansare il muro, riuscendo a trovare una serratura laterale ideale, liberandosi di camera e volontà. Dietro al vetro tre figure prendono forma, sputate in strada da una boccettina d’inchistro nero. Le vedo passeggiare sul marciapiede sotto la mia finestra; al centro la più piccola, attiva e saltellante, con le sue mani strette alle sue due parentesi. Girano l’angolo insieme, confondendosi come un puntino nero inghiottito nei fiocchi di neve, sempre più fitti. E la neve colora ora i miei vetri di bianco, come a chiedermi di disegnare; così, pennarello tra le dita, comincio a tracciare la mia strada.