Ch’è Morb!dezza

Anche l’occhio vuole la sua parte, e la parte è sempre tanta. Sappiamo infatti come l’occhio, finchè attento, è profusore incinto di percezioni e sensazioni ed eterno millantatore corporeo. La miniera di fotogrammi non rimane quindi un album di famiglia, ma diventa un ventilatore di preconcetti e pregiudizi. Ed ecco che, dal fondo della sala, la morbidezza si fa largo tra gli spigoli della nostra coscienza, lasciando quel pallore strano, che offusca pensieri e ammorbidisce gli angoli. E poi ci si chiede cosa sia la moda.

Tras[...]Loco Ment[...]Ale

Quando capita, piove. Quando non capita, si asciuga se asciutto non è. Ma è pur sempre un cambiamento, dirottamento o coscienziosa curvatura che sia. Ma partiamo dal presupposto di una maturazione estrema, quella che consente all’umano di riempire di coscienza qualsiasi cosa, quella dell’ubiquo senso di certezza, quella del qui e là, dell’ora, del prima e del dopo, quella che “lo sapevo, eppur son qui”; partendo da questa base il mare sembra limpido, cristallino; la causa perde valore, l’infinito ne acquista. Non è quindi il petroleo dubbio ad affaticare il pensiero, non sono le mancate parole ad incrinare i mobili di una casa nuova, non è la finta scelta ad intingere il sangue nel Graal, non sono gli occhi a vedere.. ma la voce del senso a guidare.
Anche se vorrei chiedere a questa vetusta e maturanda testa se abbia avuto mai paura di cambiare.

Potrei chiamarla “resistenza”

A chiunque parlassi, se di resistenza s’arrivava a parlare, diventava bislacco e perlopiù fuorviante il senso del discorso. Resistenza, quella del resistere, il provare a trattenere con tutto il corpo, in attrito con la forza predominante (il vettore). Buffo. Buffo ancora di più, quando pensi all’aurea estremamente positiva che contestualizza questo concetto. Il resistere è potere dei forti, di chi non deve chiedere, mai.. è la prova tangibile del riuscire a stare solo.. è la meccanica al tuo servizio.. è la dogana dei tuoi pregi. Ad elencar siffatte stravaganze mi trascino fuori, perlomeno fino al mento, da questo scivoloso qui pro quo, e sollevo occhi e naso, per appurare che anche la primavera lascia spazio all’inverno una volta all’anno senza resistenza alcuna.

S.Partiti

La mattina, appena coinvolti nella coscienza del “new day”, vi si sturano le orecchie. Quel latte e biscotti vi bussa, tra la scia dei clacson sotto casa, i vecchi volti ed il rosso semaforico. Vi bussa il ritmo dei secondi, taglienti e feroci alle caviglie, vi bussa l’occhio cinico dello specchio che vi perquisirà l’anima tra qualche minuto e vi bussa il suono del vapore di una doccia calda. Un cane abbaia, lontano. All’orecchio stona, accompagnato dall’intrigante sbadiglio a bocca aperta. E tornano all’orecchio anche parole, dette forse durante la notte, inneggianti a vita nuova e nuove idee e nuovi propositi per l’oramai vecchia vita nuova. Ma la novella è dall’altra parte della strada, in una donna che vi sussurra pensieri morbidi ed eleganti, tracciando il suono di un calesse d’altri tempi.

Touchè! The First.

Ne inizia uno, nuovo. Ma che sabbia rimane, come mare, inizio e fine e tutto ciò che appare reale, nell’imperfetta funzionalità umana. Si, l’apparenza a volte inganna, ma sempre realizza. Touchè!

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